Grassano nel "Cristo si è fermato
ad Eboli"
di Carlo Levi (1902-1975)
Carlo Levi nasce a Torino il 29 novembre 1902. Qui studia medicina e stringe intensi rapporti con tutta l'area anti fascista torinese. Contemporaneamente si interessa di pittura. Nel 1923 espone alla Quadriennale di Torino e dal 1924 partecipa, con regolarità, alla biennale di Venezia. Inizia a soggiornare frequentemente a Parigi dove si ferma spesso a dipingere e ben presto comincia ad esporre a Roma, Torino, Genova, Milano, Londra e a Syracuse, presso New York.Di pari passo alla sua carriera artistica procede il suo impegno politico. Tanto che nel marzo del 1934 è arrestato per i suoi collegamenti con "Giustizia e libertà", ma ben presto viene rilasciato. Arrestato nuovamente nel maggio del 1935 viene e condannato a tre anni di confino in Lucania, che passerà prima a Grassano e poi ad Aliano.
Inizia così per Levi, ora lontano da quel mondo che gli era famigliare, la scoperta di una realtà a lui sconosciuta che poi racconterà nel suo libro più famoso, il "Cristo si è fermato ad Eboli". Riprendendo nel titolo un modo dire tipico dei contadini lucani che vedevano in Eboli l'ultimo paese dei "cristiani" (degli uomini), poiché in quelli successivi, cioè nei loro, si faceva una vita non da uomini, ma da animali. Il romanzo di Levi è appunto il racconto di questo mondo contadino, che l'autore aveva avuto modo di conoscere durante il suo lungo confino.
Nel "Cristo" numerose pagine sono dedicate a Grassano, che resterà per lui il luogo del primo contatto e della scoperta della realtà contadina prima dell'improvviso trasferimento nella lontana Aliano. Di questo paese della collina materana parla già nelle prime pagine del suo romanzo dove scrive: "avevo dovuto lasciare, per un ordine improvviso Grassano, dove abitavo prima, e dove avevo imparato a conoscere la Lucania. Era stato faticoso dapprincipio. Grassano, come tutti i paesi di qui, è bianco in cima ad un alto colle desolato, come una piccola Gerusalemme immaginaria nella solitudine di un deserto. Amavo salire in cima al paese, alla chiesa battuta dal vento, donde l'occhio spazia in ogni direzione su un orizzonte sterminato, identico in tutto il suo cerchio. Si è come in mezzo a un mare di terra biancastra, monotona e senz'alberi", cit. tratta da Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli, Oscar Mondadori, Milano, 1987, pp.16.
E che descrive ripetutamente nelle pagine dedicate al racconto del suo ritorno in questo paese, da cui era stato trasferito pochi mesi prima, infatti annota: "Ed ecco, finalmente, là in fondo, apparire, largo e bianco il letto del Basento, e la casetta della stazione di Grassano. [ ] Rimanemmo ad aspettare che arrivasse qualche mezzo di trasporto che ci portasse, per i 18 chilometri di giravolte e di polvere, su al paese. ( ) Davanti a me si alzava, come una grande onda di terra, uniforme e spoglio, il monte di Grassano, e in cima, quasi irreale nel cielo, come l'immagine di un miraggio, appariva il paese. [ ] Lungo i 18 chilometri le curve sono parecchie centinaia, fra continue gobbe di terra, scavate da grotte, e campi di stoppie aride, dove passa il vento in un'onda di polvere. Non si incontra un albero in tutto il percorso, e ci si innalza a poco a poco, fino ai cinquecento metri del paese, ( ). Siamo ormai vicini al paese: ecco il cimitero, in ripido pendio tutto scoperto, come un fazzoletto punteggiato di bianco messo per terra ad asciugare sul fianco del monte, ( ). Ancora una svolta, ed ecco il monticello di terra, la grande croce di legno, ed il Cristo: un'ultima breve salita, e la strada si stringe tra le case", cit tratta da Levi C., op. cit., pp.138.
Arrivato al paese inizia la scoperta dell'abitato: "Uscii dunque, ( ). Venendo da Gagliano (Aliano, N.d.R.), la gemella miseria di Grassano mi pareva quasi ricchezza, e la maggiore vivacità della gente, il diverso dialetto, con i suoi rapidi suoni pugliesi, mi davano l'impressione di essere quasi in una città piena di vita. Finalmente rivedevo dei negozi, ( ), c'erano bancarelle di mercanti ambulanti, sulla piazza davanti al palazzo del Barone di Collefusco (Materi, N.d.R.), che vendevano stoffe, anfore di terra, oggetti da cucina. ( ). Più in là c'era il caffè: un vero caffè, con un biliardo, ( ). Ma fatti avanti e indietro quei duecento passi, fra l'albergo Prisco e il caffè, si esaurisce tutta la vita mondana di Grassano. A destra e sinistra, di sopra e di sotto, non c'è più altro che stradette, scalette e sentieri, fra le catapecchie allineate dei contadini. ( ) Risalii e ridiscesi, da solo, per le stradette sconosciute, finche giunsi alla chiesa, nel vento, in cima al paese, per ridare sguardo a tutto l'orizzonte, che spazia immenso altre i confini di Lucania. Di qua, ai miei piedi, le case del paese, con i loro tetti giallognoli, e poi la discesa ondulata e grigiastra del monte, fino al fiume Basento, ( )", cit, tratta da Levi, Op. cit., pp.143-144.
Ma accanto alla visita dell'abitato l'autore affianca la scoperta del fiume Basento, che scorre a valle del paese, infatti scrive: "( ), ero sceso, un giorno d'agosto, a fare il bagno nel Basento, in un angolo isolato del fiume, dove l'acqua ristagna in una pozza, tra pochi alberi di pioppo, che sembrano stranamente appartenere a un altro paesaggio, piovuti a radicarsi qui per bizzarria. Tutti nudi, nell'aria torrida del pomeriggio canicolare, c'eravamo tuffati nel fiume, ( ). Ci eravamo poi asciugati al sole, tra lo stridore delle cicale e il fischiare delle zanzare, nel riverbero torrido delle argille. ( ). Gli altri scesero fino al fiume, sperando in una pesca miracolosa, e io mi misi a dipingere. Il paesaggio di qui, era il meno pittoresco che avessi veduto mai: per questo mi piaceva moltissimo. Non c'era un albero, una siepe, una roccia, ( ). Soltanto una distesa uniforme di terra abbandonata, ed in alto il paese bianco", cit. tratta da Levi C., op. cit, Op. cit., pp.149.
Ma anche un altro luogo ebbe ad attirare l'attenzione del Levi durante il suo soggiorno grassanese. Un luogo simbolo del potere che muta per rimanere sempre uguale a se stesso. E' il palazzo del Barone di Collefusco, nome di fantasia usato dall'Autore per indicare il palazzo della famiglia Materi, su cui Levi fa dire ad un suo personaggio: "Il barone di Collefusco (Materi N.d.R.), il padrone di tutte le terre qui attorno, il proprietario del palazzo sulla piazza, chi è? ( ) Lei spesso si siede, l'ho visto tante volte, sulla panchina di pietra che è davanti al palazzo del barone. Cent'anni fa, anzi più di cent'anni fa, su quella stessa panchina sedeva ogni sera, come fa ora lei, a prendere il fresco, il bisnonno del barone di adesso, e usava tenere in braccio un suo bambino di pochi anni. ( ) Su quella panchina il vecchio fu ammazzato, da un parente dei miei bisnonni. ( ). Ecco come fu. C'era in quel tempo, qui da noi, una vendita carbonara, ( ) e con loro c'era anche il Barone di Collefusco (Materi, N.d.R.) che faceva il liberale. Ma il barone era una spia; ci si era messo in mezzo per denunciarli tutti. ( ) Bisogna punire il traditore: i carbonari si radunano e tirano a sorte chi debba uccidere il Barone. ( ). Allora di fronte al palazzo, non c'erano case come ora, ma cominciava la campagna e c'era una grossa quercia. Era sera. Il farmacista si nascose col suo fucile dietro la quercia, e aspettò che il barone uscisse a prendere il fresco. ( ) il barone uscì, ma aveva in braccio il bambino e si sedette sulla panchina di pietra a farlo saltare sulle ginocchia. Il farmacista aspettò a tirare, non voleva colpire l'innocente: ma poiché quello non accennava a rimandare il ragazzo, dovette decidersi. Era un ottimo tiratore, e nn sbagliò. Lo colse in mezzo la fronte, proprio mentre il bambino lo abbracciava". Ancora oggi quella panchina di marmo, rimasta immutabile allo scorrere del tempo, ci ricorda questi eventi raccontati dal Levi.
Ma ritorniamo al romanzo dove l'autore conclude il suo raccontare con queste parole: "I pochi giorni di Grassano passarono così, fra la pittura, il teatro e gli amici, in un lampo, e dovetti ripartire", cit. tratta da Levi, op. cit., pp.158.
Termina così il breve soggiorno dell'A. a Grassano e la scoperta di quei luoghi, anche se il riverbero di quei fatti e di quelle persone avrebbe continuato a balenare nelle sue opere letterarie e nei suoi quadri in maniera chiara e indelebile.
Fonti:
Levi Carlo, Cristo si è fermato ad Eboli, Oscar Mondadori, Milano, 1987.
BIBLIOGRAFIA:
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Miccinesi M., Invito alla lettura di Carlo Levi, Mursia, Milano, 1973;
De Donato G., Saggio su Carlo Levi, De Donato, Bari, 1974
Carlo Levi. Mario Carbone. Gino Melchiorre, In Lucania con Carlo Levi, ed. Lerici, Cosenza, 1980.
AA.VV., Carlo Levi da Grassano ad Aliano, Basilicata ed., Matera, 1984.
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Guglielmino Salvatore, Guida al novecento, principato editore, Milano, 2989, pp.588-591.
AA.VV., Carlo Levi e la Lucania, De Luca edizioni d'Arte, Roma, 1990
Colangelo Vito Angelo, Gente di Gagliano: ritratti di personaggi leviani, Circolo Culturale N. Panevino, Matera, 1994.
Sacco Leonardo, Provincia di confino: la Lucania nel ventennio fascista, Schena ed., Fasano di Brindisi, 1995.
Caserta Giovanni, Nuova introduzione a Carlo Levi, ed. Osanna, Venosa, 1996.
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